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La valle dell’Uomo Morto (Giornata del Pane Jermano)

Piani di Stoccato, un tempo abitati stabilmente ed ormai abbandonati da numerosi decenni, costituivano floride borgate, inserite nel versante terrazzato coltivato a cereali (grano, orzo), ortaggi, patate e legumi. Presenti in questa zona anche gli alberi da frutto: noci, susine, pere, mele. Nelle fasce non coltivate un tempo si tagliava il fieno per gli animali di allevamento. L’abbandono di queste zone coltivate ha determinato un cambiamento nella struttura della vegetazione trasformando gli ambienti aperti in aree con vegetazione arbustiva ed arborea in evoluzione.

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5 Maggio 2019

DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2019

"LA NATURA NASCOSTA"

La Valle dell'Uomo Morto

(Giornata del Pane Jermano)

 

ITINERARIO NATURALISTICO - PANORAMICO - STORICO AD ANELLO

RADUNO: ore 9.45 piazzale ex NAPS

Come arrivare: per coloro che arrivano dalla tirrenica, procedere verso Oppido; per coloro che giungono dalla jonica, seguire la dorsale dello Zomaro che porta verso Oppido.

PARTENZA ESCURSIONE: ore 10.00

DIFFICOLTA': E - Escursionistico  -  TEMPO: Ore 5.30

DISLIVELLO: 1010 mt s.l.m. - 560 mt s.l.m.

COMUNI INTERESSATI: Oppido - Varapodio      LOCALITA': EX NAPS

L'iscrizione alle escursioni tramite il link presente in questa pagina è riservata esclusivamente ai soci e deve essere effettuata entro le ore 24 del venerdì antecedente. I simpatizzanti e coloro che ancora non sono iscritti all'associazione (ospiti) non possono partecipare alle escursioni di tipologia E.E. (Escursionisti esperti). Per tutte le altre tipologia di escursioni si deve esibire la dichiarazione liberatoria. Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare il Direttivo oppure inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

COSA BISOGNA SAPERE 

Gente in Aspromonte ha organizzato un momento di convivialità per gustare, nella pausa pranzo, la profumatissima pagnotta di grano Jermano, condita con olio, origano e peperoncino, e accompagnata da buon vino novello.

E' previsto pertanto un contributo di euro 5,00 a persona per tutti i partecipanti all'escursione, e alla fine dell’escursione verrà anche consegnato una pagnottina di pane da portar via. 


DESCRIZIONE SENTIERO

Il percorso si sviluppa a ridosso di uno degli altipiani più estesi del Parco Nazionale dell’Aspromonte: i Piani Stoccato, il Piano Rocchelli e quelli dello Zillastro, posti alle pendici di Monte Misafumera, che degrada dolcemente facendo da spartiacque tra lo jonio ed il tirreno, tra luoghi ricchi di storia e con una forte identità agricolo pastorale, che fu caratterizzata dall’antichissima presenza in questa porzione di territorio tirrenico da popoli Italici. I segni di questo antico passato sono sparsi lungo queste contrade: tra le fortificazioni di contrada Palazzo a Piminoro, quelle di Mella ad Oppido e tra le tombe a cappuccina a Varapodio, dove è stata rinvenuta la Coppa Vitrea, unica al mondo e risalente al IV-III sec. a. C., conservata al Museo di Reggio Calabria.

Il nostro cammino lambisce questi territori, tenendosi lungo il crinale e prende il via dal sito di imbottigliamento di acque minerali della Fontedoro, oggi, avvolto dai rovi, ma che nel passato ha rappresentato una fonte di lavoro e di valorizzazzione di uno dei beni naturali di questi luoghi, appunto l’acqua, invece l’etmo del nome che ricorda “l’oro”, vuole, sicuramente, richiamare il colore delle spighe del grano jermano che si coltivava un tempo in questi importanti ed estesi pianori, ancora segnati da un nucleo di antichi casolari. Ma è il toponimo “Ceravolo”, dove ricade la Fontedoro, ancora riportato sulle vecchie carte dell’IGM, a suscitare curiosità ed interesse, la sua radice etmologica è molto intrigante e rimanda ad una ritualità culturale-religiosa molto diffusa nell’antichità, quella dei serpari, detti “Ceraulari” o “Sanpauloti”, una pratica che ricorda la presenza diffusa, su queste montagne, del Colubro Leopardino, un serpente, tanto straordinario quanto innoffensivo che veniva catturato ed addomesticato e poi durante le feste religiose lanciato sulla statua del santo o fatto strisciare in Chiesa. Da queste dimore, ci dirigeremo verso il rifugio della Forestale di Piano Rocchelli e tra macchie di significativi arbusti si prosegue fino ad incrociare la strada provinciale che conduce ai Piani di Zervò.

Attraversando la strada, ci dirigeremo sul versante jonico della Dorsale Tabulare verso “il Casello“, posto, quasi, allo scollinamento di Passo Sava. Avremo modo, quindi, di affacciarci su Platì, la fiumara di Careri e su tutto il corso della parte bassa dell’asta fluviale del Bonamico, da dove potremo godere di suggestivi scorci panoramici sulle grandi formazioni rocciose che si ergono nel cuore dell’Aspromonte e che fanno da sfondo in questo meraviglioso tratto di natura nascosta, un quadro dai mille colori che osserveremo da una postazione unica e privilegiata. Per raggiungere un piccolo rifugio di pastori, dove nei pressi si estende la grande formazione rocciosa che delimita l’Area del Vento, si proseguirà tra la pineta, dove, poco più avanti s’innesta il sentiero della Grande Via dell’Aspromonte, anche conosciuta come via Consolare, essa ha inizio da sud ai Piani di Zervò e termina ai Piani della Limina e fu considerata la grande arteria della preistoria e della protostoria della Calabria meridionale. Costeggieremo il crinale che lambisce la strada di Dorsale e nei pressi del Calvarietto che custodisce la statuina della Madonna Orante ci porteremo sul lato tirrenico della montagna. Porre a ridosso degli snodi, degli incroci di strade o piste di montagna: croci, cappelle o icone votive, è stata sempre una caratteristica dei tempi antichi, quasi a volere cosi proteggere il percorso dei viandanti che attraversavano e vivevano in queste contrade. Ed è proprio da qui che ha inizio la pista che seguiremo scendendo costeggiando il corso di uno dei tanti rigagnoli che aflluiscono sul Vallone dell’Homo Morto. E’ da queste alture, dove la Dorsale Aspromontana, a quota 1051 metri d’altitudine, tra Piano Alati e Monte Due Mari che si affacciano meravigliosamente sul litorale jonico e Serro Pepe sulla parte tirrenica, dal punto più stretto del Dromos dell’Aspromonte, che si origina il grande impluvio della Vallata dell’Homo Morto.

Da qui, tra Serro Pepe da una parte e Spuria, Pantanelle e Serro Lungo dall’altra inizierà la nostra discesa che condurrà al fondo del Vallone, tra faggi maestosi e qualche esemplare di Tasso, ornati da fiori primaverili e ciuffi significativi di Ombellico di Venere. La risalita, verso i Piani Stoccato, la prenderemo, invece, nella parte più larga del corso d’acqua, dove la pista incrocia la sterrata che dalla parte opposta conduce verso Serro Alto nel territorio del Comune di Molochio. Una casetta in lamiera, antica dimora di pastori ed ancora prima una muraglia in pietra, ci indicheranno la direzione per raggiungere il pianoro. Allo scollinamento, una sbarra in ferro ci introdurrà nel percorso, lungo una pineta, verso il Piani di alberi di agrifoglio, dai quali prende nome il fitonimo ” Zillastro “. Qui, l’8 settembre del 1943, l’VIII battaglione paracadutisti del 185° reggimento della divisione Nembo ( 100 ragazzi tra i 19-20 anni) continuava la sua “guerra” per l’Italia contro i reggimenti anglo-canadesi, nonostante il 3 settembre in provincia di Siracusa l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli alleati. Di questi ragazzi, cinquantasette furono fatti prigionieri, sei trovarono la morte e gli altri fuggirono. Questa fu “l’ultima battaglia” combattuta all’alba del di quel triste giorno da soldati oramai stanchi ed esausti, mentre in Italia regnava un clima di smarrimento ed in Sicilia era stato firmato l’armistizio. Una stele, che trovaremo lungo il nostro percorso, ricorda il tragico evento. Chiuderemo, quindi, il cammino, ripercorrendo il tratturo verso la contrada Palazzo e quindi Fontedoro ed il rifugio del casolare Timpano, dove degusteremo il caldo e profumato “ pane jermano “.

Nota storica

Curiosi manufatti in pietra, posti su un promontorio che domina e controlla dall’alto l’intero corso delle fiumare che affluiscono sul Petrace e la Costa Viola(l’antica area del Metauros) rinvenuti poco più a valle, nelle contrade denominate: Zimbi e “ Pirareda”, potrebbero fornire la spiegazione dell’uso di questo toponimo: Homo Morto. Questa denominazione si ritrova, peraltro, spesso in Aspromonte, in luoghi altrettanto strategici militarmente sia per i Locresi che per i Brettii. In definitiva il sito, ricadendo in un’area posta tra due antiche fortificazioni del VII e IV sec. a. C. potrebbe essere, un posto di guardia, sulla sommità della vallata, a controllo dei territori lungo l’asta fluviale. Appare chiaro, quindi, che è banale, forse stupido, pensare che la storia di questi luoghi sia legata al rinvenimento di un uomo morto, peraltro, le ricerche di studiosi locali, degli Archeologi americani e quelli della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria parlano chiaro e questi luoghi non sono certo figli di un “Dio Minore”. 


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