Bosco di Rudina

Situato tra il Borgo di Ferruzzano e l’ampio alveo della Fiumara La Verde, il bosco ceduo di Rudina conserva un elevato livello di naturalità ed una notevole articolazione tipologica, con la presenza, del tutto eccezionale, di essenze forestali tipiche della fascia montana quali il farnetto e il carpino nero. Essendo l’ultima testimonianza di vegetazione forestale mediterranea situata sul versante ionico dell’Aspromonte, ampiamente degradato, è modello di riferimento nella programmazione di una forestazione rispettosa delle vocazioni del territorio

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24 Febbraio 2019

DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2019

"LA NATURA NASCOSTA"

Il Bosco di Rudina

ITINERARIO NATURALISTICO - PANORAMICO - STORICO AD ANELLO

RADUNO: ore 9.45 a 3 km uscita Bianco lato sud

Come arrivare: per quelli che vengono da Reggio, superato il centro abitato di Africo, dopo circa 500 metri girare a sinistra, per quelli che vengono dalla Jonica superato il centro abitato di Bianco, dopo circa 3 km, girare a destra.

Nota: Il piccolo panino si mangia a fine Escursione

PARTENZA ESCURSIONE: ore 10.15

DIFFICOLTA': E - Escursionistico  -  TEMPO: Ore 5.00

DISLIVELLO: 120 mt s.l.m. - 380 mt s.l.m.

COMUNI INTERESSATI: Ferruzzano - Caraffa      LOCALITA': Fiumara La Verde

L'iscrizione alle escursioni tramite il link presente in questa pagina è riservata esclusivamente ai soci e deve essere effettuata entro le ore 24 del venerdì antecedente. I simpatizzanti e coloro che ancora non sono iscritti all'associazione (ospiti) non possono partecipare alle escursioni di tipologia E.E. (Escursionisti esperti). Per tutte le altre tipologia di escursioni si deve esibire la dichiarazione liberatoria. Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare il Direttivo oppure inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

COSA BISOGNA SAPERE

Bosco misto di leccio e farnetto che si estende per ben 177 ettari, a quote comprese tra i 200 e 400 m. slm, con prevalente esposizione a settentrione, tra il Borgo di Ferruzzano e l’ampio letto della Fiumara La Verde.

  • Valore naturalistico

Nonostante si tratti di un bosco ceduo, conserva ancora un livello di naturalità elevato come testimonia la notevole ricchezza floristica e la composita articolazione tipologica, con mescolanza di varie specie legnose quali Leccio, Sughera, Roverella di Virgilio, Farnetto, Carpino nero, Orniello, Acero trilobo, ecc.. La sua particolare conformazione morfologica, con l’esposizione prevalentemente a Nord, rende possibile, in un contesto di vegetazione forestale mediterranea dominata dal leccio, la presenza del tutto eccezionale di essenze forestali tipiche della fascia montana, quali farnetto e carpino nero. Essendo l’ultima testimonianza di vegetazione forestale mediterranea sul degradato versante jonico dell’Aspromonte, è modello di riferimento nella programmazione di una forestazione rispettosa delle vocazioni del territorio. Per il suo elevato interesse naturalistico e scientifico è stato censito, nell’ambito del progetto Bioitaly, come S.I.C. (Sito di interesse comunitario).

  • Valore storico

Il Bosco di Rudina è custode, al suo interno, di resti e testimonianze di antiche civiltà legate alla coltura-cultura della vite, rappresentati da numerosi palmenti scavati nella roccia che testimoniano l’elevata vocazione del territorio alla viti-vinicoltura, con la produzione di vino di qualità, destinato all’esportazione in terre lontane. Il prof. Orlando Sculli autore del libro “I Palmenti di Ferruzzano”, con un’opera certosina ha censito, nell’area delimitata a Sud dalla Fiumara Bruzzano e a Nord dal Bonamico, circa 750 di questi manufatti di paleo-viticoltura e, in assenza di precise fonti storiche, ha ricostruito, tassello per tassello, il quadro storico-antropologico nel quale vanno inseriti.

Da meno di un anno è nata a Ferruzzano l’Associazione Culturale “RUDINA” che ha nel prof. Sculli il suo presidente, la quale ha tra i propri obiettivi la conoscenza, tutela e valorizzazione dei tanti “tesori” storico-naturalistici di cui il Bosco è custode con l’auspicio che, alla luce di una nuova coscienziosità, possano fungere da volano per uno sviluppo di tipo scientifico-escursionistico, in piena sintonia con le vocazioni del territorio.


 DESCRIZIONE SENTIERO

Dal Casello Afor di Stoli, parcheggiate le auto, ci si immette nella sterrata, posta in basso a destra del Casello, che procede prima in discesa e poi in piano fino a giungere, dopo qualche centinaio di metri, ad un vecchio uliveto non più in coltura, ormai colonizzato dal bosco, nel quale si evidenzia una piazzola per la fossa del carbone, testimonianza, assieme a tante altre distribuite nel Bosco di Rudina, della sua ceduazione per la produzione di carbone, avvenuta nell’immediato primo dopoguerra, ad opera di esperti carbonai provenienti da Santo Stefano d’Aspromonte. Il sentiero procede in discesa nel fitto del Bosco, tra alti lecci, eriche arboree, corbezzoli ed un sottobosco in cui risaltano specie lianose come Clematis Vitalba e Salsapariglia, fino a giungere ad una stradina sterrata che procede in salita, fiancheggiata a sn. dal Bosco ed a dx. da un campo coltivato a bergamotto. Questa stradina sterrata, di servizio alla recinzione del bergamotteto, procede agevolmente in salita fino a ridursi ad un sentiero che, attraverso sali-scendi si dipana nel Bosco, fino ad immettersi, una volta superato un ruscello con le opere murarie per la captazione dell’acqua per uso irriguo, nuovamente in una stradina che fiancheggia la recinzione del bergamotteto. La stradina sterrata svolta poi a sn., staccandosi finalmente dalla recinzione che a lungo l’aveva fiancheggiata; continua poi in salita fino a condurre ad una radura colonizzata da bassi cisti ed ad un pianoro che domina il sottostante ampio letto ghiaioso della Fiumara La Verde.

Incastonato tra le rocce che si ergono dal pianoro vi è un bellissimo quanto raro per l’area esemplare di Terebinto (Pistacea terebinthus), le cui radici, inserite in profondità nelle fessure delle rocce, rendono bene l’idea della sua denominazione “spaccasassi”; inoltre, per il suo legno pesante, compatto ed omogeneo tale pianta viene anche detta “scornabecco” in quanto i caproni battendo contro di essa, in virtù della durezza del suo legno, possono rimetterci le corna. La resina ottenuta praticando tagli nei tronchi dei Terebinti era adoperata nell’antichità per conservare il vino e come balsamo naturale.

Dal pianoro si procede poi in discesa attraverso un esile sentiero tra bassi cisti, fino a raggiungere una stradina a tratti in cemento o asfalto poco appariscenti ed a tratti sterrata, che procede in salita fiancheggiata a dx. da appezzamenti non più in coltura ora colonizzati dal Bosco ed a sn. da radure adibite a pascoli. Percorsi circa 500m. di strada, si devia a dx. immettendosi in una stradina sterrata, funzionale al disboscamento operato nel recente passato in tale area; essa procede zig-zagando in leggera salita, tra campi in abbandono, fino a giungere ad una sbarra metallica. Superata agevolmente la sbarra, si è in località Scotì, si procede, sempre in salita, tra bassi cisti e rade querce fino a giungere ai ruderi di un casolare che custodiscono un palmento rupestre nel quale si nota la successione temporale dei diversi meccanismi di premitura delle vinacce. Il sentiero procede poi ancora in salita, fino a giungere ad una sterrata che, dopo un breve tratto, presenta una sbarra in ferro; superata agevolmente la sbarra si continua lungo la sterrata che poi si immette in una strada in cemento la quale, dopo un breve tratto, conduce ad un bivio; si svolta a dx. lungo la strada asfaltata che porta, dopo qualche minuto, alla Chiesetta Bizantina di San Valentino, triabsidata con archetti, simulata nella roccia, sede di un insediamento monastico nel XIII sec. e soggetta nel tempo a diverse trasformazioni.

Si ritorna per un breve tratto sui propri passi lungo la strada asfaltata che procede in piano attraverso la località Carruso, fiancheggiata da appezzamenti di terreno, molti dei quali un tempo erano coltivati a vite, ma ora sono in abbandono e ridotti a pascolo brado; sono le cosiddette “cote”, appezzamenti di 1,5 tomolate (mezzo ettaro), che il Comune di Ferruzzano nel 1933 concesse in affitto ai reduci di guerra e non solo ad essi, affinché fossero disboscati e dissodati e destinati alla coltura di viti ed ulivi. La strada si trasforma ben presto in un viottolo che ricalca un antico selciato e procede in salita tra terrazzamenti colonizzati dal Bosco, fino a giungere in cima al crinale roccioso. Si è sulla Rocca dell’Affaccio, così denominata in quanto, nel periodo del brigantaggio post-unitario, veniva utilizzata come punto privilegiato per sorvegliare tutta l’area circostante; infatti essa offre un panorama mozzafiato a 360°, abbracciando la costa fino a Punta Stilo, il letto ghiaioso della La Verde e le montagne sovrastanti tra le quali spicca, con la sua forma di caldaia rovesciata Monte Perre e Monte Scapparone. Dalla Rocca dell’Affaccio si devia a sn., procedendo ora in piano ora in discesa, lungo una recinzione integrata con una siepe a lentisco e mirto; si continua, sempre in discesa, attraverso un rimboschimento di pini, molti dei quali sono piegati a terra quando non proprio sradicati dal vento ed in marcescenza, fino ad immettersi nella sterrata che, procedendo sempre in discesa tra pini e querce, riconduce al Casello Afor di Stoli.


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