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Tracce di mare in montagna

Un’escursione nelle immediate vicinanze del nostro capoluogo, sul versante calabrese dello Stretto che, come quello siciliano, offre la possibilità di toccare con mano quelle rocce che, nel Pliocene e Pleistocene, furono innalzate da intense forze tettoniche dalle profondità del mare. Sono i terrazzamenti marini di Ortì. Tutta l’area circostante è caratterizzata da diversi terrazzi marini dei quali alcuni si trovano anche a 1000 metri sul livello del mare. I fossili presenti testimoniano come quest’area custodisca un patrimonio di incommensurabile interesse geologico. Basti dire che durante il percorso, in località Montechiarello, visiteremo il luogo dove nel 1993 furono ritrovati i resti di una balena, oggi custoditi nella città di Messina.

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Il Bosco di Rumbica

Luogo di pascoli e di massari, l’ultima selva, è uno dei 17 altipiani che caratterizzano il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il nome è assai antico, probabilmente Osco, e significa “montagna con un solo ingresso”, racchiusa tra timpe e burroni che incombono su Molochio. Qui si conservano essenze botaniche significative: acero montano, abete bianco, castagni secolari, agrifogli maestosi e faggi monumentali, oltre ad erbe, arbusti, felci e alberi di frutti oramai in via di estinzione.

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La Valle del Sambuco

Bella e incompiuta! Una diga immersa nell’affascinante contesto delle Serre calabresi, una storia travagliata che ha portato l’invaso di Galatro sulle prime pagine dei giornali nazionali per l’assurdità di un’opera faraonica che, dai primi anni ottanta non riesce ancora ad essere completata, rimando praticamente inutilizzata sul pianoro artificiale che sovrasta la piccola cittadina di Galatro. Un’opera pubblica che rappresenta una vera vergogna nazionale e che potrebbe dare acqua ai campi e agli abitanti di tutta la piana di Gioia Tauro.

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I due mari

Domenica attraverseremo un lussureggiante vallone dove la natura risplende in tutta la sua maestosa bellezza.

Si è sempre sostenuto che questa foresta fosse "diversa" dalle altre, forse perché di essa si attraversano lembi selvaggi che probabilmente non hanno mai subito tagli forestali, potendo quindi camminare su un percorso libero.

E’ una località ricca di sorgentiruscelli e torrenti il cui percorso è talvolta tortuoso e accidentato, talvolta calmo e silenzioso. Salendo di quota, è possibile imbattersi nella rovere meridionale che si mescola a pinete maestose e, ancora più in alto, al faggio.

E dalla vetta … panorami sconfinati e la veduta dei due Mari!

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