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Passo Luce

Bellissimo itinerario sia dal punto di vista paesaggistico che naturalistico, durante il quale cammineremo attorno alla cima che, con i suoi 1956 m, è la più alta dell’Aspromonte. Si procede in un piacevole ambiente aperto, caratterizzato dalla presenza del ginepro (Juniperus communis). Poi, in prossimità della vetta, i faggi e gli abeti, a causa della neve e del vento, diventano sempre più radi e bassi fino a scomparire verso la sommità quando all'escursionista apparirà la statua del Cristo benedicente e, subito dopo, la pietra e il bronzo della "Rosa dei Venti" che adornano Montalto.

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Taglio di Pollia

Il percorso proposto è ad anello e si svolge su stradelle forestali, con ampi panorami lungo una delle vallate più integre dell’Aspromonte. È un bosco di rovere meridionale, specie tipica e caratteristica del territorio aspromontano che, durante l’ultima glaciazione, ha fornito rifugio per parecchie specie, favorendo particolari speciazioni. In particolare sono stati riscontrati alcuni aspetti della morfologia fogliare che inducono a pensare che la rovere meridionale presente in questo sito sia caratterizzata da adattamenti dovuti alle vicissitudini climatiche. In questo sito è possibile riscontrare piante con età ragguardevoli, talvolta superiori anche a 500 anni e osservare la regina dei cieli: l’aquila

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Riserva Biogenetica Marchesale

Immergiamoci nel verde cuore delle Serre. I boschi di Faggio del Re con la frescura degli alti alberi e dei torrenti ci accoglieranno mentre il cammino ci guiderà verso le acque di un laghetto collinare incastonato nell’oasi naturalistica di Passo dell’Abate.

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La valle dell’Uomo Morto (Giornata del Pane Jermano)

Piani di Stoccato, un tempo abitati stabilmente ed ormai abbandonati da numerosi decenni, costituivano floride borgate, inserite nel versante terrazzato coltivato a cereali (grano, orzo), ortaggi, patate e legumi. Presenti in questa zona anche gli alberi da frutto: noci, susine, pere, mele. Nelle fasce non coltivate un tempo si tagliava il fieno per gli animali di allevamento. L’abbandono di queste zone coltivate ha determinato un cambiamento nella struttura della vegetazione trasformando gli ambienti aperti in aree con vegetazione arbustiva ed arborea in evoluzione.

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