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Il pettine dell'Aspromonte

Lungo i crinali aspromontani che si dipartono verso le opposte direzioni, come i denti di un pettine, dalla vetta di Montalto, si realizza la sintesi mirabile tra le due anime dell'Aspromonte con le loro stridenti diversità geomorfologiche, quella bucolica e selvosa dei rilievi interni e l'altra delle bassure collinari, tormentata dalla tragica bellezza dei dirupi, delle gole e dei letti riarsi ed immensi delle fiumare; è proprio qui che l'Aspromonte mostra tutta la sua maestosa e tragica bellezza con testimonianze vive dell'inesorabile dissesto idrogeologico.

cover 4Le linee dei crinali aspromontani, pur se spesso provvisorie, hanno isolato e custodito per secoli, come uno scrigno, un'antichissima civiltà tradizionale di boscaioli, bovari, taglialegna e carbonai; un mondo magico, custode di emozioni semplici e genuine legate ai ritmi della vita e all'eterno ritorno delle stagioni, ormai superato, disgregato a colpi d'asfalto e motosega, di cemento e motori, travolto dal cosiddetto progresso, dall'ansia e dalla frenesia di trasformare, costruire, sfruttare. Nonostante le trasformazioni avvenute ed ancora in atto, lungo tali crinali è possibile ancora cogliere gli ultimi bagliori di una natura viva e mutevole, eppure sempre uguale a se stessa; è possibile compiere un viaggio inatteso in un angolo di mondo geografico e spirituale in continuo divenire, che è ancora lì per noi ma che potrebbe presto scomparire, capace di imprimere una profonda impronta interiore, suscitando attimi di gioia e commozione che costituiranno un bagaglio interiore ed una riserva esistenziale indimenticabili.

E' proprio sui crinali che il territorio sa concedersi e saziarci, consente dì svelare l'essenza delle cose e di comprendere le loro intime e reciproche relazioni, armonizzando il naturale con l'umano; così come è maestro nel custodire i suoi segreti, celandoli nella quiete ombrosa di boschi secolari.

I crinali aspromontani rappresentano i denti del pettine del maestoso telaio del Tempo che, attraverso il suo lento, continuo, ripetuto ed inesorabile scorrere tra i fili dell'ordito, ha tessuto e continua sempre a tessere la storia geologica ed umana del nostro Aspromonte. E' infatti seguendo le linee dei crinali che si raggiunge l'anima e l'essenza di questa nostra complessa, contraddittoria, meravigliosa montagna in tutte le sue sfaccettature geologiche, naturalistiche ed antropiche.

Lungo i crinali è possibile cogliere lo Spirito, la Materia, gli spasmi del nostro Aspromonte; l'aggrovigliarsi della Natura e dei suoi elementi; il vivo tormento che scava le epoche più remote e le innalza dagli abissi; il dramma compositivo di una Natura che pare sopita e tuttavia è pronta a rigenerarsi violenta. Nella storia le vie di alta quota sono stati luogo di transito di elezione fin dalle epoche più remote; testimoni del passaggio di varie genti sia indigene che d'immigrazione; il crogiolo in cui si verificò lo scontrarsi e l'amalgamarsi di genti, lingue e fedi diverse.

cover 6Accolsero profughi e perseguitati; rappresentarono rapide vie di fuga di briganti che cercavano riparo tra i boschi e le montagne; furono antichi sentieri di transumanza, storiche vie commerciali e testimoni di secolari fatiche dell'ascesa tra le pietre e le spine, componente essenziale dell'esistenza di generazioni di pastori e contadini.

Scriveva Domenico Raso: "Ad Africo Vecchio li chiamavano “spilapiedi” per la loro esperita e pronunciata pendenza. La natura ha fornito le capre di idonei zoccoli. I pastori aspromontani dovettero imitarle inventando calzature opportune, le zampitte o “calandrelle”. In Aspromonte sono ormai quasi dappertutto sentieri di ombre di antenati, lungo la cresta dei crinali che in cento posti, sullo Jonio e sul Tirreno, discendono gradatamente verso le marine occultati dagli elceti e dai castagni. Le popolazioni pregreche chiamarono i sentieri di capra “porte dei pastori”.

E' percorrendo i crinali che affiorano tutti i motivi di fondo di quella precarietà di condizioni naturali ed umane di cui è intessuto ogni lembo di territorio dell'Aspromonte, effetto del nefasto connubio tra dislocazione geografica abitativa e secolare sopraffazione perpetrata dalla classe dei signori.

Infatti risulta ben evidente l'impatto tra un ambiente naturale certamente non facile e non docile ed una comunità umana la cui struttura economico-sociale ha ostacolato o addirittura impedito per troppo tempo un uso razionale delle risorse disponibili o potenziali, i cui risultati sono stati la degradazione ambientale, un grave depauperamento delle risorse, un affannoso agglomerarsi della gente là dove queste sembravano più abbondanti e di più costante accesso, senza però costringerle in un progetto di lungo respiro.

I crinali rappresentano, a ben vedere, la “torre di vedetta”, il luogo privilegiato di osservazione dal quale risalta evidente che, nonostante i lineamenti topografici del nostro Aspromonte risultino estremamente complicati dall'intreccio di solchi, vallate e dorsali disposti quasi a caso, senza una direttrice unitaria, attraverso di essi la Natura ha scritto e continua a scrivere in modo chiaro i propri messaggi ed ammonimenti; si rivelano i tratti di una Montagna parlante, che attende di farsi conoscere, per consegnare alla storia e soprattutto alla sua gente la giusta chiave di lettura e di interpretazione autentica del suo territorio.

Santo Panzera

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