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Gerace - Un quadro d'autore

Uno sparviero (hierax, in greco) avrebbe guidato alcuni profughi locresi fino ai piedi di un’alta e solitaria rupe. Così la leggenda ci informa della nascita di Gerace, una preziosa città a sorpresa – raggiungibile con una deviazione di circa 8 chilometri in salita della statale 106 da Locri – che dall’alto dei suoi 500 metri regala spettacolari scenografie da qualunque parte la si osservi. Nonostante la sua fama e l’incontrastata bellezza abbiano reso questo millenario centro difensivo una località turistica a tutti gli effetti, è una sensazione di quieta armonia a predominare tra le vie del borgo, diviso in tre nuclei urbani: la città alta in cima al colle, il Borgo maggiore e il Borghetto.

Un compatto nucleo di edifici fuori dalle mura cittadine costituisce il Borgo (maggiore), il regno dei contadini e dei vasai chini sulle loro tavole di terracotta a tramandare una tradizione artigiana che ancora li vede lavorare in botteghe scavate nel tufo. In cammino tra le viuzze di stampo medioevale non si tarderà a imbattersi in qualcuna delle 79 chiese che appartennero al passato fiorente della città ai tempi della dominazione normanna. Nonostante di chiese ne siano rimaste appena una decina, le testimonianze antiche permeano tutt’ora l’ambiente di Gerace la cui stessa architettura urbana lascia con il fiato sospeso.

Tra il quartiere popolare detto Borghetto e la città alta nobilmente adagiata sulla cima pianeggiante della rupe, si possono ammirare scorci sorprendenti; non sorprende affatto, invece, l’insediamento di artisti, pittori, fotografi e registi in questa sorta di laboratorio a cielo aperto che è il paesaggio quasi religioso di Gerace, rimasto immune da ogni qualsivoglia storpiatura moderna. Un addensamento di casette bianche disposte a schiera come un presepe è quello che si offre alla vista dall’alto del Belvedere, lungo la passeggiata panoramica introdotta dalle porte urbiche delle Bombarde.

La città alta

Il cuore della città alta è piazza del Tocco, il “salotto” di Gerace coreografato dai palazzi delle nobili famiglie cittadine e dalla sede del Municipio (il palazzo del Tocco). Bisogna percorrere via Zaleuco per salire a piazza Vittorio Emanuele, detta piazza della Tribuna, e riconoscere la maestosità delle absidi della Cattedrale di Gerace, una delle più importanti chiese di tutta la Calabria. Attraversando il barocco arco dei Vescovi ci si immette lungo il fianco settentrionale della chiesa che introduce al portale d’ingresso. L’impianto bizantino del tempio si fonde con elementi caratteristici delle cattedrali normanne, visibili soprattutto nel transetto sporgente e nella disposizione delle absidi semicircolari.

Nell’interno vige una sobrietà basilicale tuttavia solenne e severa, contraddistinta dalla separazione dello spazio in tre navate mediante fusti e capitelli antichi in parte provenienti dalla rovine di Locri. L’altare maggiore in marmi policromi restituisce uno sfarzo di stampo settecentesco al pari dei grandi candelabri in bronzo. Incute quasi soggezione scendere nel silenzio e nella penombra della Cripta, il nucleo più antico della Cattedrale che ne testimonia l’origine pagana. La cappella della Madonna dell’Itria è il nucleo della chiesa inferiore, piccolo ambiente ricavato nel 1261 da una chiesa rupestre, decorato con marmi policromi, e pavimentato con maioliche geracesi del XVII secolo.

E’ attorno a questo maestoso tempio religioso che si addensano quasi tutte le altre rimanenti chiese di Gerace. Percorrendo le vie di questa parte nobile di città si possono osservare i numerosi elementi architettonici del passato, come “bifore” e logge rinascimentali, che impreziosiscono la tavolozza di questo quadro d’autore. Dalla Cattedrale, imboccando via Caduti sul Lavoro, si giunge a una piazza dove si trovano ben tre chiese (Largo Tre Chiese). La maggiore è la chiesa di San Francesco d’Assisi (1252) dominata da purissime linee gotiche e da un massiccio portale che catalizza lo sguardo con le sue decorazioni d’ispirazione arabo-normanne. Sulla stessa piazza si trova l’ottocentesca chiesa del Sacro Cuore e la chiesa di San Giovanello (X-XII secolo).

Arrivati sin qui è d’obbligo una sosta al civico 3 di Largo Tre Chiese dove non passa inosservato un negozio letteralmente invaso da peperonicini rossi a mò di ornamento che sono un vero e proprio invito a lasciarsi tentare dalle specialità gastronomiche locali. Si chiama “I prodotti tipici geracesi” ed è una vera festa per la vista e per il gusto; all’interno scaffali su scaffali esibiscono tutto il meglio della produzione calabrese in fatto di tradizione culinaria ed è pressoché impossibile resistere all’acquisto e all’assaggio estemporaneo di qualche prelibatezza.

A noi ci viene offerto un liquoroso vino al bergamotto che sorseggiamo sulle note di una tarantella che vibra nell’aria, mentre turisti curiosi – per lo più stranieri – si affacciano di continuo quasi timorosi, prima di entrare ed unirsi a noi nella bevuta. La generosa ospitalità fatta di gesti spontanei che superano la diffidenza di un popolo rude avvezzo alla sofferenza, è un altro pregio di questo lembo di provincia che l’isolamento ha reso mite ma non scostante.

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