I luoghi della memoria - Le storie, le persone, i sentieri

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18 Settembre 2016

DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2016

"RIFUGI E BIVACCHI... UNA PIACEVOLE SOSTA"

RIFUGI TRA ABBRUSCHIATO E ZILASTRO

ITINERARIO NATURALISTICO - PANORAMICO - STORICO AD ANELLO

Forse una delle più spettacolari escursioni nell'interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte (PNA). La salita, un po' faticosa, è ampiamente ripagata dalla bellezza degli ambienti attraversati, dalle suggestioni e atmosfere della foresta e dai silenzi rotti dagli echi dello scrosciare di acque. Un percorso che porta ad uno dei luoghi più conosciuti all'interno del PNA: il Crocefisso dello Zillastro. Un balcone roccioso, naturale, posto proprio nell'imponente massiccio, fra le Rocche dell’Agonia e le “Rocche Smaliditti”.

s trekkingRADUNO: ore 9.45 presso l'incrocio tra Monte due mari e bivio di Molochio

PARTENZA ESCURSIONE: ore 10.00

DIFFICOLTA': E - Escursionistico  -  TEMPO: Ore 5.00

COMUNI INTERESSATI: Molochio, Varapodio, Oppido, Platì.

mappaDISLIVELLO: 1040 slm - 726 slm

TRACCIATO 

L'iscrizione alle escursioni tramite il link presente in questa pagina è riservata esclusivamente ai soci e deve essere effettuata entro le ore 24 del venerdì antecedente. I simpatizzanti e coloro che ancora non sono iscritti all'associazione (ospiti) non possono partecipare alle escursioni di tipologia E.E. (Escursionisti esperti). Per tutte le altre tipologia di escursioni si deve esibire la dichiarazione liberatoria. Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare il Direttivo oppure inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 DESCRIZIONE SENTIERO

Si parte dal casello del Consorzio di Bonifica dei piani “Abbruschiato nel comune di Molochio, oggi in abbandono, si prosegue per circa 500 metri costeggiando la strada asfaltata che ci porta al ponticello del Fago del Sabato, da qui ci immettiamo sulla sterrata a sinistra, con il sentiero ben segnalato che in poco tempo ci porta al Serro Lungo. Questo primo tratto in discesa del percorso è caratterizzato da una forte pendenza. Dopo circa 40 minuti (rifornimento d’acqua), superato il vallone che scende dal monte Due Mari, si prosegue su una vecchia pista in lieve salita, costeggiando il Serro Spuria. Dopo pochi minuti si supera un altro vallone.

Proseguiamo in pianura per alcune centinaia di metri, costeggiando fittissime pinete, in uno scenario di primordiale bellezza, fino alla valle dell'Uomo Morto (m. 760), caratterizzata da rigogliosa vegetazione favorita da un eccezionale microclima.

Si supera la fiumara, che scorre in fondo alla valle tra la folta vegetazione e, dopo averla costeggiata per un breve tratto, si risale per la località Serro Pepe. Si prosegue su di una delle tante piste d’esbosco e dopo 20 minuti si imbocca la pista che ci porta alla sorgente dell’Acqua da Rina(acqua della sabbia) in cui ci si può rifornire d’acqua. Una breve sosta prima di proseguire verso il balcone roccioso, naturale, posto proprio nell'imponente massiccio compreso fra le Rocce dell’Agonia e le Rocche Smaliditti, comunemente conosciuto con il nome di Aria del vento. Da qui alle Rocce dell’Agonia e alle Rocche Smaliditti il sentiero è allo scoperto e pianeggiante fino a lambire i Piani Alati e passo dei Due Marida cui si gode la vista di un panorama eccezionale.

Da qui l’occhio può spaziare in lungo e in largo sulle vallate sottostanti e sui tanti paesi appollaiati sui rilievi pre-appenninici, torrenti, propaggini aspromontane degradanti verso il mare, formazioni rocciose dalla forma particolare, alcune note e altre meno note ma tutte meritevoli di essere viste e, infine il mare e la linea dell’orizzonte che attraversa il campo visivo per un’ampiezza così estesa che l’occhio umano non riesce ad ammirare nella sua interezza in un solo sguardo.

Dalla lettura dei caratteri della vegetazione circostante si può capire pienamente il perché del toponimo Aria del Vento”: la vegetazione bassa e selezionata dalle intemperie, cresce solo attaccata con la radice ma radente il suolo ed in fuga nel senso contrario allo spirale del Maestrale, vento che caratterizza l’Aspromonte ed in particolare questa località, la cui forza a volte impedisce di mantenersi in piedi.

Lungo il percorso ci si può rendere conto di attraversare non solo il territorio sotto l’aspetto fisico ma anche nella sua storia più o meno recente, ovvero quando ancora le attività produttive predominanti, si svolgevano nell’entroterra. L’importante è saper leggere e interpretare i vari testimoni d’eccezione presenti ancora numerosi nel territorio come le pietre sistemate dalla mano dell’uomo ora per costruire i muri perimetrali delle basse capanne in cui ripararsi dalle intemperie, ora per tirare su i muretti finalizzati alla realizzazione dei terrazzamenti, così preziosi nelle attività agricole in un contesto ambientale tutt’altro che facile. Il tutto realizzato con muratura di pietrame rigorosamente a secco.

Lasciato il balcone naturale di cui sopra, ci immettiamo sulla vecchia sterrata che in pochi minuti conduce alla presa d’acqua che fornisce la piccola frazione di Cirella di Plati. Appena subito dopo la sorgente si prende la pista forestale immersa in una fitta pineta e dopo 20 minuti siamo sulla strada asfaltata della dorsale. Si attraversa e, seguendo il sentiero, dopo appena 5 minuti si giunge a Monte due Mari, da cui, tempo e visibilità permettendo, si possono vedere, ad est, il mare Jonio e, ad ovest, quello Tirreno. Ancora un centinaio di metri da percorrere sulla strada asfaltata e siamo al punto di partenza. 

Nel corso del tempo

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