I luoghi della memoria - Le storie, le persone, i sentieri

Domenica 18 Gennaio

DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2015"MULINI - FRANTOI - PALMENTI"

I palmenti del bosco di Rudina

ITINERARIO NATURALISTICO - STORICO  AD ANELLO

 

L'itinerario che quest'anno è stato scelto per la tradizionale escursione di apertura della nostra Associazione si sviluppa nel vecchio Borgo di Ferruzzano in cui i palmenti, usati fino a pochi anni fa ed ora invasi dalla macchia mediterranea, affiorano a cielo aperto. Il bosco di Rudina rappresenta un mosaico di grande valore naturalistico e paesaggistico, essendo l'ultimo esempio di vegetazione forestale mediterranea di bassa quota ed è' diventato meta di tanti esperti escursionisti e studiosi che vi arrivano da varie università per lo studio della vegetazione.

 

Raduno: ore 9.30 al borgo di Ferruzzano

Partenza escursione: ore 10.00

 

Tempo: Ore 5.00  -  Dislivello: 475 slm - 220 slm

 

Difficoltà: E. Escursionistico  -  Comuni Interessati: Ferruzzano

Tracciato

 

Come arrivare: Si percorre la SS 106 fino a Ferruzzano Marina, si devia al bivio per Ferruzzano Superiore, dopo 6 Km. si giunge alla frazione Saccuti o Baracche, si prosegue per 1 Km. fino a giungere al Borgo di Ferruzzano.

L'iscrizione alle escursioni tramite il link presente in questa pagina è riservata esclusivamente ai soci e deve essere effettuata entro le ore 24 del venerdì antecedente. I simpatizzanti e coloro che ancora non sono iscritti all'associazione (ospiti) non possono partecipare alle escursioni di tipologia E.E. (Escursionisti esperti). Per tutte le altre tipologia di escursioni si deve esibire la dichiarazione liberatoria. Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare il Direttivo oppure inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Attenzione ! I sig.ri soci che non hanno ancora versato la quota di iscrizione per l’anno sociale 2015 non possono partecipare alle escursioni, agli eventi e iniziative promosse dall'associazione. Si ricorda che il pagamento può essere effettuato in contanti direttamente ai soci incaricati oppure mediante versamento sul c/c dell’Associazione. Per ogni ulteriore informazione, si prega di contattare il Direttivo oppure inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

BORGO DI FERRUZZANO

Il Centro Storico di Ferruzzano sorge in cima ad una collina a 474 m. s.m.l., incastonato in una realtà geografica dell’Aspromonte Orientale ricca di tesori ambientali, paesaggistici e culturali da conoscere e tutelare. I primi insediamenti abitativi su tale collina risalgono all’anno 925 allorquando Bruzzano fu saccheggiata dal ciambellano saraceno Abu-Ahmed-Gia-f-far-Ibn-Ubayd, approdato con ben venti galere sulla spiaggia di Capo Zefirio. Altre indicazioni storiche, facendo riferimento al toponimo Rudina, parlano di Rodinia (Roseto in greco-bizantino) Casale di Bruzzano che AL Hasan emiro di Sicilia distrusse nel 952 d.C. assieme a Petracucca “grossa terra” tra Capo Spartivento e Capo Bruzzano, importante centro di cultura e commercio, i cui abitanti erano dediti al cesellamento dei vasi di terracotta ed alla lavorazione dei metalli preziosi provenienti dalle miniere auree ed argentifere del vicino Monte Scapparone. Il suo etimo è quello di Bruzzano, con prefisso greco “peri” latinizzato in “Pheri” e significa “villaggio vicino a Bruzzano”. Il sito dove sorge il Borgo sarà stato occupato in tempi più remoti, come testimoniano le numerose sfere litiche, possibili palle da catapulte a difesa di un accampamento romano e le centinaia di antichi palmenti. Le vicende storiche del Borgo sono state simili a quelle di molti Centri dell’entroterra jonico, dopo aver subito, nel corso del 500, le devastazioni dei pirati turchi, aver tenacemente resistito per secoli ai colpi demolitori dei terremoti e delle alluvioni, ha ceduto stremato alla velocizzazione dei trasporti, con la costruzione della strada ferrata, all’emigrazione,al trasferimento sulla costa che ha comportato lo smembramento del tessuto sociale e culturale, con la creazione di un anonimo agglomerato di case alla marina. Infatti, il Paese, un tempo non lontano, ricco e noto per l’abbondanza e la bontà dei propri prodotti agricoli e per l’abilità dei propri artigiani, ora è ridotto, in virtù del nefasto connubio fra potenza distruttiva degli elementi naturali ed insipienza amministrativa, ad un vecchio alveare senza vita, conservando intatta la propria fisionomia urbana, con abitazioni fondate sulla roccia e munite di ampi “catoj” (magazzini a pianterreno), con i palazzi seicenteschi Cafari e Gullace ed ottocenteschi Brancatisano e Ceravolo, con le sue strade ed i suoi vicoli ora deserti, ma un tempo brulicanti di contadini ed artigiani operosi. Dove ora regna un silenzio assordante che avvolge il visitatore, suscitandogli profonde emozioni, un tempo non lontano, era tutto un rincorrersi incessante di voci e suoni attestanti la vivace socialità e la efficiente laboriosità dei ferruzzanesi. Attualmente a Ferruzzano Superiore vi vivono arroccati pochissimi abitanti, in gran parte anziani, che assistono mal rassegnati al disfacimento lento dell’abitato nel quale sono custoditi sogni, fatiche, affetti ed umanità, e che, grazie alla presenza dell’Associazione Gente in Aspromonte, vedono ben volentieri ritornare il proprio paese, seppur per un giorno, a nuova vita, e non verranno certo meno alla loro calda ospitalità.

BOSCO DI RUDINA

Il Bosco di Rudina, posto tra il Borgo di Ferruzzano e la fiumara La Verde, costituisce un vero e proprio “unicum” per i botanici in quanto è uno degli ultimi esempi di macchia mediterranea in cui, grazie a particolari condizioni microclimatiche, la biodiversità vegetale ed animale sono rimaste quasi intatte nonostante l’azione plurimillenaria dell’uomo, tanto da essere censito nell’ambito del progetto Bioitaly, tra i 47 S.I.C. (sito di interesse comunitario) presenti in Italia, cioè aree naturalistiche in cui la CEE è disposta ad investire in progetti di tutela e conservazione.Il suo interesse naturalistico si basa sul fatto che esso conserva ancora un livello di naturalità molto elevato, testimoniato dalla notevole articolazione tipologica, ed inoltre rappresenta un ultimo esempio di vegetazione forestale mediterranea di bassa quota presente sul versante jonico dell’Aspromonte, estremamente degradato sia per l’impatto antropico sul territorio, sia per la politica forestale del passato artefice di veri e propri “inquinamenti ambientali” del paesaggio mediante imboschimenti con eucalipti e con altre essenze estranee alla nostra flora. Alla luce di tutto ciò, esso costituisce un mosaico botanico dove, la particolare conformazione morfologica, con l’esposizione prevalentemente a Nord, rende possibile, in un contesto di vegetazione mediterranea di bassa quota dominata dal leccio, la presenza di specie forestali tipiche della fascia montana, quali farnetto e carpino nero. Il piano arboreo è dato da varie specie, alcune sempreverdi come il leccio, dominante, e la sughera, altre caducifoglie come la roverella di Virgilio, la roverella di Dalechampi, il farnetto, il carpino nero, l’orniello, l’acero trilobo, l’acero napoletano, l’olmo, ecc.. Il sottobosco è caratterizzato da arbusti sempreverdi come lentisco, mirto, erica, corbezzolo, ecc. ; inoltre largo sviluppo hanno le specie lianose come salsapariglia, edera, tamo, vitalba, ecc..Rudina, in greco di Calabria, significa “luogo dove crescono i melograni”, infatti, l’interesse storico del Bosco di Rudina è legato alla presenza capillare nel suo contesto di precise testimonianze della sua millenaria frequentazione umana date da numerosi palmenti scavati nell’arenaria ( circa 200), manufatti di paleoviticoltura testimonianti una lunga stratificazione di civiltà diverse, da quella ellenica a quella bizantina tracce di insediamenti greci fitta rete di antichi selciati, testimonianza della centuriazione romana e bizantina numerosi insediamenti monastici basiliani ai quali fa riferimento la toponomastica. Si auspica che, in tale occasione, la presenza dell’Associazione Gente in Aspromonte, dei suoi tanti simpatizzanti e dei Ferruzzanesi possa concorrere a far maturare, in particolare nei giovani, una nuova sensibilità verso gli inestimabili valori che sono loro a portata di mano e che reclamano a viva voce degna tutela e valorizzazione, nella consapevolezza che solo un turismo sostenibile, verso il quale le nostre aree interne sono altamente vocate, possa fungere da volano per uno sviluppo capace di coniugare cultura, lavoro e territorio.

DESCRIZIONE DEL SENTIERO

Dalla Piazza della Memoria del Borgo di Ferruzzano, ampio balcone sullo Jonio che offre un incantevole panorama a 360°, si percorrono in discesa i vicoli che conducono verso il vecchio cimitero e si procede, sempre in discesa lungo la carrabile fino ad intercettare, sulla sinistra, una stradina che conduce su un ampio pianoro in località Cerasa (401m), dal quale si gode una visione completa del Bosco di Rudina con, sullo sfondo, il largo letto ghiaioso della fiumara La Verde ed il Monte Scapparone. Ci si immette poi in un sentiero che serpeggia in discesa attraverso una lecceta, per poi collegarsi con una sterrata, utilizzata per il trasporto della legna, che procede in piano affiancata da formazioni rocciose che si ergono maestose, fino ad intercettare la carrabile che, attraverso il Bosco di Rudina, conduce alla fiumara La Verde. Attraversata la carrabile si procede lungo la sterrata che scende in località Zacaria, nome che evoca la presenza di un luogo di culto intitolato a S. Zaccaria, fino ad intercettare il primo di una serie di palmenti scavati nell’arenaria. Si segue poi la sterrata sulla sinistra del palmento che procedendo, prima in piano e poi in leggera salita, attraverso un’area boscata sottoposta a taglio, conduce nel “cuore” del Bosco di Rudina che diventa sempre più fitto e tipologicamente composito. Si segue quindi un agevole sentiero che conduce in piano, fino a giungere ad un enorme palmento immerso nel fitto della macchia mediterranea; si continua poi in discesa lungo una mulattiera utilizzata in passato per il trasporto della legna e del carbone, evidenti risultano in alcuni tratti le piazzole usate per predisporre le fosse del carbone; si esce poi temporaneamente dal bosco, seguendo prima un sentiero e poi una stradina che procedono tra terrazzamenti non più in coltura, fino a giungere in località S. Anarghi il cui nome fa riferimento all’esistenza del Monastero femminile dei SS. Anargiri, i santi medici e curatori Cosma e Damiano. Ci si immette nuovamente nel bosco all’altezza della fontana “dello Zonaro”, nei cui pressi vi sono alcuni esemplari di una particolare felce arborea (Osmunda regalis), e si prosegue, prima in salita e poi in piano, fino ad intercettare la strada carrabile; attraversata la strada carrabile, si prosegue lungo la sterrata che procede agevolmente prima in discesa e poi in salita attraverso contrada “Pinnia”; lungo il percorso si rinvengono altri antichi palmenti scavati nell’arenaria i cui punti d’infissione risultano ormai illeggibili. Si ritorna per un breve tratto sulla carrabile, per poi immettersi, all’altezza di un piccolo palmento, sull’antico selciato Pinnia-Portella, che, zig-zagando in leggera salita, conduce fino alla fontana di contrada Portella da dove, prima attraverso un breve tratto di carrabile e poi attraverso un selciato che procede in salita si giunge alle abitazioni di contrada Sant’Agata. Si prosegue in salita lungo vicoli deserti delimitati da abitazioni ora fatiscenti, ed attraverso la zona “Prachi”, si ritorna infine sulla Piazza della Memoria.

Nel corso del tempo

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